QRCode adieux

December 15th, 2010

Ho sempre pensato che il QR code fosse na mezza sola.

Il QR code è stato impiegato fino ad ora per memorizzare informazioni generalmente destinate ad essere lette da telefoni cellulari o smartphone. In un solo crittogramma sono contenuti 7.089 caratteri numerici e 4.296 alfanumerici.

Che senso ha, mi sono sempre chiesta, dover fotografare qualcosa al posto di un’altra? Certo fino a qualche anno fa era l’unica soluzione possibile, visto che i telefoni non erano ancora così smart.

Uno dei primi esperimenti italiani di QRCode italiano me lo aveva mostrato quasi 4 anni fa ormai, l’inventore di lavaggiostrade, un interessantissimo progetto che ti permette di segnalare l’indirizzo dove parcheggi la macchina, ricevere un messaggio di alert quando è giornata di lavaggio strade e correre a spostare la macchina prima che ti arrivi la multa :) .

L’idea era quella di fotografare i QR code nella via, senza dover inserire a manina l’indirizzo, in quel periodo in cui i telefoni non erano così smart…

Altro esperimento interessante del QR code che avevo visto è stato per Axe.

La campagna stampa qui sotto poteva essere compilata fotografando il QRcode, ricevendo sms con pezzo di corpo mancante e sovrapponendolo alla stampa.

Axe Qr code

Axe Qr code

Il QR code è poi passato completamente a questa funzione: se vi fate un giro su qrgirls, vi fate un’idea. Siti con foto di belle ragazze di cui si vede solo la testa…

Maaa direi che il QR CODE è definitivamente finito, se non per questi scopi.
Con Google Goggles infatti basta fotografare direttamente quello di cui si ha bisogno e questo viene immediatamente analizzato e riconosciuto.

W.

New Era XC Milano video recap

November 30th, 2010

New Era, la company che più di tutte ha reso i cappellini da baseball un cult ha celebrato quest’anno i 90 anni di attività con una mostra itinerante che ha portato in giro per l’europa e non solo 90 caps personalizzati (tanto per cambiare) da 90 artisti differenti.

Lo scorso 19 Novembre la Mostra è sbarcata a Milano presso Spazioriginale in via Savona, dove tra due dischi e tante, graditissime, birrette abbiamo avuto modo di vedere tutti i lavori, fare quattro chiacchiere con un paio d’amici ed accaparrarci una copia del libro.

In realtà, ma sono dettagli, eravamo lì insieme a frensis per documentare la serata per conto di NewEra e realizzare il video qui sopra con tanto di gioco di prestigio “nascondi-pioggia-mostra milano“.

A life on social network..

November 22nd, 2010

Dopo il famoso Search Stories, sviluppato da Google per spiegare come i suoi strumenti ( maps, search, immagini, translate..) attraversano la vita di tutti noi.. Arriva “A life on Facebook” realizzato dal regista francese Maxime Luére che racconta la vita di Alex Droner, tramite la sua pagina FB.

Qui sotto trovate i due video, il primo quello di google vi permette di creare la vostra storia personale, utilizzando gli strumenti di google e scegliendo infine la vostra colonna sonora ideale, il secondo invece, è stato bannato su youtube (quello che vedete è stato ricaricato da qualche utente) perchè la canzone dei Rolling Stones “Paint it, Black” è coperta da copyright.

Max Luére tramite la propria pagina facebook , ha chiesto pertanto a muscisti di “regalargli” una nuova base musicale da sostituire a quella dei Rolling Stones: che le parole della canzone gli siano state nefaste?

Maybe then I’ll fade away and not have to face the fact, it’s not easy facing up when your whole world is black.

O che google se la sia presa più che altro perchè si è sentita derubata più che altro della sua di idea?

Search Stories di Google

A life on facebook

TubeV (YouTube + Tv)

November 15th, 2010

Si inizia per gioco, senza reali aspettative commerciali.
Ma dato che il principio per cui chi carica effettivamente contenuti su social media è ancora valido se il contenuto video postato è minimamente interessante/ divertente le visioni salgono.
La regola del 90-9-1 ipotizzata da Jakob Nielsen, dice più o meno questo:

  • il 90% degli utenti della rete, è un utente passivo, ossia interagisce sul web solo come osservatore.
  • il 9% degli utenti della rete, sono editori, persone che commentano o modificano (come nel caso di Wikipedia) o riportano (magari tradotti o concentrati in pills) contenuti redatti da altri, con frequenza dettata dai ritagli di tempo che hanno, utenti che non hanno questa come priorità nella vita.
  • l’1% degli utenti è invece effettivamente utente attivo nella rete, pubblicando notizie effettivamente “nuove” contenuti scritti di proprio pugno, quasi giornalmente.

Per questo motivo i canali youtube di alcuni personaggi diventano veri e propri canali tubev (youtube + tv) su cui le persone lanciano trasmissioni, serie, lezioni e naturalmente per non tradire i propri spettatori si specializzano in un genere… sia esso trucco/parrucco, divertimento, vita di tutti i giorni.

Ho fatto un elenco di alcuni di questi presentatori web, che caricano quasi giornalmente video parlando della propria vita, di stile/trucchi, di stupidate.

WillWoosh, un canale youtube (anzi 2) fatto da un ragazzo romano che carica stupidate e video divertenti: un esempio?

Scherzi telefonici ;)

Trucco, non ci crederete ci sono video italiani con più di 145.000 views, super sponsorizzati da Clinique, Mac e altre marche di make up (ps, è palloso per me che sono donna..)

Appena arriva la richiesta di pubblicizzare il contenuto o di regalare prodotti legati alla tipologia di canale arrivano le richieste da parte dei “produttori”/ proprietari di canali you tube di commentare il video o replicare con altri video.
Perchè?
Perchè il numero di views è certamente un dato quantitativo interessante, ma il commento è quello che lo rende anche qualitativo.

Tic Taaaaac

September 10th, 2010

taac

Prendi un’azienda italiana che decide di accostarsi alla comunicazione non convenzionale. TAAAAAAAC

Metti che lavori con una di quelle agenzie che “dato che va di moda il non convenzionale“, l’hanno inserito nei loro servizi o comunque si attrezzano per poterlo fare, magari rivolgendosi a una delle ultime agenzie nate proprio per offrire questo tipo di servizio TAAAAAC

Metti che in queste società l’obiettivo sia FATTURARE e non cercare di fare qualcosa che funzioni davvero o non farlo completamente TAAAAAC

Metti che per queste agenzia fare un video virale che funzioni significa:

  1. deve essere qualcosa o che faccia molto ridere o che sia sorprendente
  2. deve essere realizzato come se fosse stato girato da un utente
  3. il prodotto non ci dovrebbe essere ma il cliente lo vuole
  4. deve costare moooolto meno di un commercial ( prezzi? max 30k)
  5. bisogna chiamarlo virale fin dall’inizio, prima ancora che si abbiano dei risultati

TAAAAAC

Metti che per caso dopo 10 riunioni creative, poca esperienza sul campo e nessuna idea convincente, l’art junior ( che probabilmente è quello che passa più tempo su youtube) se ne salti fuori con

“mi è venuta un’ idea!!!”

e  condivida tutta la serie dei video viral “Vero o falso” che il 60% delle persone sotto ai 29 anni appassionato di comunicazione ha sicuramente visto, tipo:

  1. Traverse di ronaldinho
  2. Dynamite surfing
  3. Coca e Mentos
  4. Backflip into jeans
  5. eeeeeeeeeee tadadadaaaaaaaaa Sunglasses Catch

tutti video con più di 2milioni di views su youtube, realizzati sciuramente con qualcosa di più di 30k € e geniali.

TAAAAAAAAAAC

Ne esce presto e fatto questo video:

tic TAAAAAAAAAAAAC.

Pensate davvero che sia geniale che qualcuno riesca a tenere in bocca un tic tac, per i 10 secondi in cui l’altro fa finta di lanciarglielo?
:°°°

Non mi piace parlare male del lavoro fatto da altri e conosco abbastanza i problemi che si devono affrontare  proponendo la comunicazione non convenzionale a clienti “nuovi” a questa forma di advertising: piegarsi così però significa abbattere la possibilità che le aziende percorrano questa strada, distruggendo il lavoro di persone che il mestiere del non convenzionale provano a farlo e a farlo funzionare.
TAAAAAAAAAAAAC